martedì 30 settembre 2008

MARTE, C'E' LA NEVE SUL PIANETA ROSSO

La sonda spaziale Phoenix ha individuato delle nuvole dalle quali cade neve, che si vaporizza, però, prima di toccare il suolo.

Fonte

Stella tra le stelle La Muti al festival dell’astronomia

Le stelle staranno pure a guardare. Ma per tre giorni, a Lerma, piccolo paese incastonato nelle colline dell'alto Monferrato, le stelle le guardiamo noi...

Fonte

lunedì 22 settembre 2008

Marte















Marte
è il quarto pianeta del sistema solare in ordine di distanza dal Sole. Alcuni suoi parametri orbitali, quali l'inclinazione dell'asse di rotazione e la durata del giorno, lo rendono abbastanza simile alla Terra; a differenza di quest'ultima, tuttavia, Marte presenta un'atmosfera molto rarefatta, temperature medie superficiali più basse (comprese tra -140° e 20° C) e dimensioni assai ridotte (il suo diametro è solo la metà di quello terrestre). Come gli altri pianeti del sistema solare (fatta eccezione per la Terra), Marte prende il nome dall'omonima divinità della mitologia romana. Il simbolo astronomico del pianeta è la rappresentazione stilizzata dello scudo e della lancia del dio ().

Fonte

giovedì 18 settembre 2008

Marte, distesa di ghiaccio sul polo sud

Un enorme quantità d'acqua allo stato solido è stata individuata sul polo sud di Marte, la superficie ghiacciata si estende per un raggio di circa 200 Km e in alcune aree raggiunge lo spessore di ben 3,7 km. Le ultime informazioni, riguardanti il Pianeta Rosso, sono state pubblicate sulla rivista scientifica Science e sono il frutto dei rilevamenti del radar italiano Marsis (Mars Advanced Radar for Subsurface and Ionospheric Sounding), uno strumento all'avanguardia montato sulla Mars Express, la sonda dell'Agenzia Spaziale Europea (ESA) realizzata in collaborazione con Alcatel Alenia Space.

Gli esperti avevano individuato la presenza di ghiaccio sui poli di Marte già da un po' di tempo, fino a questo momento però, non avevano una chiara idea sull'effettiva quantità d'acqua e si basavano solo su delle stime non affidabili. Grazie ai nuovi rilevamenti hanno invece potuto calcolare l'effettiva quantità spiegando che se i ghiacci si sciogliessero, tutto il Pianeta Rosso sarebbe sommerso da uno strato d'acqua profondo mediamente 11 metri.

La presenza di acqua allo stato solido su Marte da molte speranze ai ricercatori, non solo perché il ghiaccio potrebbe aver imprigionato al suo interno delle forme di vita che si sono conservate nel tempo, ma anche in vista di future esplorazioni del Pianeta Rosso in quanto l'acqua sarà fondamentale affinché l'uomo possa instaurare delle basi Marziane.

Il radar italiano Marsis ora sta esaminando la composizione del ventre centrale di Marte, i ricercatori spiegano che dai primi rilevamenti si è notata una differenza rispetto alla Terra, la crosta sottostante i ghiacci non sembra affatto deformata come invece accade sul nostro Pianeta. Questa rilevazione fa ipotizzare che la crosta e il mantello superiore di Marte siano più rigidi di quelli terrestri, una situazione che potrebbe essere legata alla temperatura interna del Pianeta Rosso molto più bassa rispetto a quella della Terra.


Fonte

lunedì 15 settembre 2008

Acqua su Marte, le prime foto

Gli indizi della presenza di acqua su Marte erano numerosi e ora si ha finalmente la prova definitiva, alcune foto scattate dalla Phoenix Mars Lander. La notizia è stata data da Peter Smith, uno degli astronomi che coordinano la missione della Phoenix, in occasione di una conferenza stampa della Nasa.

La Phoenix Mars Lander, dopo aver scavato per alcuni centimetri sul suolo marziano, ha rinvenuto dei frammenti di ghiaccio che, una volta dissotterrati, sono evaporati nel giro di quattro giorni. Inizialmente gli scienziati non riuscivano a comprendere se si trattasse veramente di ghiaccio o di sale, la serie di foto scattate dimostrerebbero però che si trattava di ghiaccio che poi è evaporato.

La sonda spaziale Phoenix Mars Lander, partita dalla Florida il 4 agosto 2007 a bordo di un vettore Delta prodotto dalla Boeing, si è affiancata nel lavoro di esplorazione di Marte già iniziato in precedenza da altre sonde (Spirit, Opportunity e la Mars Reconnaissance Orbiter). Dopo un viaggio di circa 679 milioni di chilometri, la Phoenix è atterrata sul suolo marziano (25 maggio 2008 - 23:38 UTC) dove si è messa subito a lavoro scavando in varie zone per prelevare dei campioni da far analizzare al laboratorio chimico di bordo. Il braccio meccanico montato sulla sonda Phoenix Mars Lander ha una lunghezza di 2,35 metri ed è in grado di scavare fino alla profondità di un metro.

Fonte

sabato 13 settembre 2008

Il lago di Titano

La Terra non è più il solo pianeta a contenere distese di materiale allo stato liquido. Da oggi dobbiamo aggiungere alla lista anche il satellite di Saturno, Titano. La Cassini ha infatti dimostrato che esiste un lago, nella regione del polo sud, lungo circa 240 km. A questo eccezionale risultato si è giunti attraverso il VIMS (Visual and Infrared Mapping Spectrometer) ed alla sua capacità di identificare un certo materiale attraverso la luce che viene riflessa a varie lunghezze d’onda. Il lago è stato chiamato “Ontario” come quello esistente sulla Terra nella regione dei grandi laghi statunitensi, dato che gli è molto simile come forma e dimensioni (circa 20000 chilometri quadrati).

Ovviamente non vi è acqua all’interno del bacino lacustre, ma etano, metano, azoto ed altri idrocarburi. Probabilmente l’Ontario sarà solo il primo di una lunga serie. Non si sa ancora quanto sia profondo, ma sicuramente più di due centimetri. La certezza della sua composizione liquida deriva dal fatto che il 99,9% della radiazione a 5 micron che colpisce la superficie NON viene riflessa. Un materiale così “scuro” non può che essere liscio come uno specchio (ovviamente non riflettente) in quanto nessuna superficie solida di origine naturale può comportarsi in tale modo.

Il nuovo lago Ontario

Sopra: A destra vi è l’immagine a 5 micron presa il 4 dicembre 2007 quando la sonda era ad una distanza di 1100 km e che ha permesso la scoperta della superficie liquida. A sinistra un’immagine completa del Lago Ontario presa nel giugno 2005

Il lago non contiene sicuramente né acqua, né ammoniaca, né anidride carbonica. Le osservazioni mostrano anche un’evidente “spiaggia” scura di materiale organico che lo circonda, dovuta alla lenta e continua evaporazione della massa liquida. Chissà se simpatici “granchietti” percorrono avanti e indietro il lungolago?



Fonte

venerdì 12 settembre 2008

Un lampo lontano 7,5 miliardi di anni luce

Il 19 marzo scorso, un'immane esplosione ha distrutto una stella in una lontanissima galassia nella costellazione del Bootes. L'esplosione della supernova ha generato il più potente lampo di raggi gamma mai registrato: per circa un'ora il flash è stato visibile addirittura ad occhio nudo raggiungendo lo splendore di una stella di quinta grandezza.

Non si sa ancora cosa abbia scatenato un tale cataclisma, ma ciò che fa più impressione è che per un breve tempo chi fosse stato testimone dell'evento avrebbe potuto gettare uno sguardo nelle profondità più remote dell'universo, raggiungendo una distanza record di ben 7,5 miliardi di anni luce! Questa è infatti la distanza della galassia in cui si trova la stella che ha prodotto il lampo gamma. L'esplosione è stata avvistata dall'osservatorio spaziale Swift dotato di un telescopio adatto a focalizzare le emissioni di radiazioni nella banda X. Il fenomeno avvenne quando l'età dell’universo era appena la metà di quella attuale. Il lampo, denominato GRB080319B stabilisce di gran lunga il record dell'oggetto più distante visibile ad occhio nudo nel cosmo, polverizzando quello precedente della galassia di Andromeda (appena 2,2 milioni di anni luce). Con la sua emissione di energia circa 2,5 milioni di volte più forte di quella della più potente supernova finora osservata, questo lampo gamma è anche il fenomeno energetico più potente mai visto e misurato dall'Uomo.

Fonte

(ANSA) - WASHINGTON, 21 MAR - Un'esplosione cosmica verificatasi 7,5 mld di anni luce fa e' stata osservata a occhio nudo dalla Terra. Ne ha dato notizia la Nasa. Il fenomeno, uno dei piu' violenti prodotti nell'universo, si e' verificato ad una distanza pari a piu' della meta' dell'universo visibile. 'Nessun altro oggetto conosciuto o tipo di esplosione poteva essere visto a occhio nudo a quella distanza', ha detto con stupore uno scienziato della Nasa.

Fonte

giovedì 11 settembre 2008

"E' andato tutto come previsto"

Cern, attivato l'acceleratore Lhc
"E' andato tutto come previsto"

Le particelle hanno percorso senza problemi i 27 chilometri del tunnel


Cern, attivato l'acceleratore Lhc "E' andato tutto come previsto"

Il Large Hadron Collider

GINEVRA - L'acceleratore è stato attivato e tutto è andato come previsto: nessuna apocalisse all'orizzonte. L'esperimento preliminare del Lhc (Large Hadron Collider) del Cern di Ginevra è partito come da programma poco dopo le 9 e 30, con l'obiettivo di verificare il funzionamento del più grande acceleratore di particelle del mondo, costato oltre 6 miliardi di euro. Per "vedere" i primi protoni scontrarsi tra loro e ricreare così le condizioni del Big Bang, bisognerà aspettare fino ad ottobre, mentre la

... Fonte

mercoledì 10 settembre 2008

"Fermate il test sul Big Bang"

"Fermate il test sul Big Bang
o la Terra sparirà"

dal nostro corrispondente ENRICO FRANCESCHINI


"Fermate il test sul Big Bang o la Terra sparirà"

L'acceleratore di particelle a Ginevra

LONDRA - Per gli studiosi che si apprestano a spingere il pulsante d'accensione, si tratta di ricreare le condizioni che esistevano una frazione di secondo dopo il Big Bang: ovvero di riportarci indietro nel tempo sino al momento della creazione del nostro universo, all'inizio del mondo.

Ma per un gruppo di preoccupati ricercatori l'esperimento che dovrebbe cominciare tra dieci giorni in un immenso laboratorio sotterraneo, sepolto a un centinaio di metri sotto il confine tra Francia e Svizzera, comporta il rischio della fine del mondo, la distruzione e anzi la letterale scomparsa del nostro pianeta. Così, all'ultimo momento, gli oppositori del progetto hanno presentato un ricorso davanti alla Corte Europea dei Diritti Umani, che in teoria potrebbe bloccare il più grande, ambizioso e costoso test scientifico di tutti i tempi.

Oggetto della contesa è il Large hadron collider, un acceleratore da 6 miliardi di euro che, facendo scontrare particelle atomiche ad alta velocità e generando temperature di più di un trilione di gradi Celsius, dovrebbe rivelare il segreto di come è cominciato l'universo. Venti paesi europei, più gli Stati Uniti, hanno finanziato il progetto, che dopo anni di preparativi dovrebbe prendere il via il 10 settembre al Centro di Ricerche Nucleari di Ginevra.

Qualcuno, tuttavia, teme che l'esperimento andrà ben oltre le aspettative, creando effettivamente un mini buco nero, che crescerà di dimensioni e potenza fino a risucchiare dentro di sé la terra, divorandola completamente nel giro di quattro anni. Gli scienziati di Ginevra ribattono che non c'è assolutamente nulla da temere: ci sono scarse possibilità che l'acceleratore formi un buco nero capace di porre una minaccia concreta al pianeta, dicono, perché la natura produce continuamente delle collisioni di energia più alte di quelle che saranno create artificialmente dall'acceleratore, per esempio quando i raggi cosmici colpiscono la terra. Esperimenti di questo tipo, inoltre, sono stati condotti per trent'anni, senza avere risucchiato nemmeno un pezzettino della terra né causato danni di qualsiasi genere.

Vero è che il nuovo acceleratore ha suscitato attenzioni e polemiche perché è il più grande mai costruito, con una circonferenza di 26 chilometri e la possibilità di lanciare particelle atomiche 11.245 volte al secondo prima di farle scontrare una contro l'altra a una temperatura 100mila volte più alta di quella che esiste al centro del sole. La speranza è individuare, così facendo, le teoriche particelle chiamate bosoni di Higgs, giudicate responsabili di avere dato massa, ovvero peso, a ogni altra particella esistente. Ma gli scienziati ammettono che ci vorranno anni prima di arrivare eventualmente a un risultato del genere, per le difficoltà nel trovare particelle così infinitesimamente piccole nel caos primordiale post-Big Bang creato dentro l'acceleratore.

Abbiamo ancora dieci giorni per salvare la terra?, si chiede, con leggera ironia, il Sunday Telegraph. "I miei calcoli indicano che il rischio che un buco nero mangi il pianeta a causa dell'esperimento è serio", afferma il professor Otto Rossler, un chimico tedesco della Eberhard Karls University che ha presentato il ricorso alla Corte Europea dei Diritti Umani insieme ad alcuni colleghi. Replica James Gillies, portavoce del Centro Ricerche Nucleari di Ginevra: "Il ricorso non introduce nessun argomento che non sia già stato esaminato e respinto in passato, se questi esperimenti fossero rischiosi lo sapremmo già".

In ogni caso lo sapremo con certezza dopo il 10 settembre, se la Corte Europea, come sembra di capire, darà luce verde all'iniziativa: che non sarà la "fine del mondo", ma un po' di curiosità al di fuori dei confini della scienza, in questo modo, l'ha ottenuta.

(1 settembre 2008)

Fonte

Il Big Bang. I primi attimi dell'Universo.

Secondo il modello del Big Bang, l'Universo ebbe origine con un' "esplosione", che riempì tutto lo spazio, a partire da un punto materiale. Dopo questo momento ogni particella cominciò ad allontanarsi velocemente da ogni altra particella. Nei suoi primi attimi l'Universo si può considerare come un gas caldissimo di particelle elementari in rapida espansione.

Una completa conoscenza della fisica delle particelle elementari, in particolare dei costituenti ultimi e delle forze, è necessaria per comprendere cosa avvenne allora. Le teorie sull'unificazione delle forze fondamentali, sviluppate nel contesto della fisica delle particelle elementari senza alcuna connessione con la cosmologia, sono state applicate per descrivere l'evoluzione dell'Universo a cominciare da tempi piccolissimi dopo il Big Bang. Per i fisici delle particelle i primi attimi dell'Universo costituiscono un acceleratore senza limiti di energia e costo. Per gli astrofisici l'utilizzazione delle teorie fisiche rappresenta l'unico modo per capire cosa accadde nei primi attimi dell'Universo.

Fig.1: Rappresentazione intuitiva dell'espansione dell'Universo
Per visualizzare la natura dell'espansione si ricorre all'esempio dell'espansione di un palloncino sulla cui superficie sono disegnati dei punti. Gonfiando il palloncino, la distanza fra due punti qualsiasi aumenta. Un ipotetico osservatore a due dimensioni spaziali che stia su di un punto della superficie del palloncino vedrebbe tutti gli altri punti allontanarsi da lui in tutte le direzioni. Un altro osservatore bidimensionale situato in un altro punto del palloncino giungerebbe a una conclusione analoga. Per questi esseri non esiste un osservatore privilegiato: l'espansione non ha un centro sulla superficie e il loro Universo è una superficie sferica; tale Universo è finito e illimitato, nel senso che un essere piatto può muoversi in una direzione fissa e proseguendo può tornare al punto di partenza.

Secondo la relatività generale, l'espansione del nostro Universo avviene nello spazio-tempo, in quattro dimensioni; ma è per noi difficile visualizzare la quarta dimensione come per l'essere a due dimensioni è difficile visualizzare la terza dimensione.

Si è giunti all'ipotesi del Big Bang sulla base di tre fatti sperimentali: (i) la recessione delle galassie (il nostro Universo si sta espandendo e raffreddando); (ii) la radiazione cosmica di fondo e (iii) il rapporto di abbondanza elio-idrogeno. Si sono poi aggiunte le seguenti considerazioni: (iv) le galassie distanti, situate a qualche miliardo di anni luce da noi, sono più "giovani" di quelle vicine; (v) la curvatura dello spazio-tempo sembra essere collegata al contenuto di materia e di energia nel nostro Universo.

È da ricordare che la teoria del Big Bang descrive come sta evolvendo il nostro Universo , non come ha avuto inizio. Non sappiamo nulla su che cosa "facesse" il nostro Universo prima che iniziasse ad espandersi....


Fonte

lunedì 8 settembre 2008

La teoria del Big Bang

In cosmologia, la Teoria del Big Bang è la teoria scientifica predominante, la quale afferma che l'Universo abbia avuto un inizio, infatti il Big Bang riguarda i primi istanti dell'Universo e la sua forma. I fondamentali di questa teoria affermano che l'osservazione di galassie, che appaiono allontanarsi l'una dall'altra, può essere combinata con la teoria della relatività generale, per estrapolare le condizioni dell'Universo primordiale. Questo porta alla conclusione che, andando indietro nel tempo, l'Universo diventa sempre più caldo e denso.

Molto spesso si fanno affermazioni riguardo al Big Bang e all'espansione dell'Universo che in realtà sono false. Occorre perciò fare alcune precisazioni:

  1. L'universo al momento del Big Bang non è esploso nello spazio, ma il Big Bang ha creato lo spazio. Tutto lo spazio osservabile, oggi o in futuro, era allora raccolto in un unico "punto infinitesimo". Perciò il Big Bang è avvenuto "ovunque", non in un singolo punto dello spazio.
  2. La velocità relativa di due oggetti cosmici distanti può superare la velocità della luce: in questo caso non è la materia a muoversi a velocità superiore rispetto a quella della luce (eventualità negata dalla teoria della relatività), ma è lo spazio a dilatarsi.
  3. La luce delle galassie remote è rossa perché lo spazio si dilata e non per effetto Doppler (si veda redshift cosmologico)
  4. È formalmente impossibile per la Fisica accedere ad eventi antecedenti un tempo di Planck dopo il Big Bang (5.391 × 10-44 s). Accettare il Big Bang significa accettare l'impossibilità di conoscere cosa è accaduto prima (Nei modelli cosmologici derivati dalla teoria delle stringhe e dalla teoria del Big Bounce è possibile indagare alcuni aspetti degli eventi "antecedenti" al Big Bang. La teoria delle stringhe non ha prodotto ancora una singola predizione, ne ha mostrato come possa essere falsificata, quindi non può essere accettata per ora come teoria scientifica).
  5. La distanza tra la mia testa e i miei piedi non si dilata, così come distanza corrispondente a scale più piccole delle dimensioni degli ammassi di galassie (circa 10 Mpc) perché l'espansione di cui stiamo parlando deriva dalle equazioni di Einstein della Relatività Generale qualora si assumano omogeneità ed isotropia della materia (dell'energia), e tale ipotesi è soddisfatta, per l'Universo, solo su larga scala (appunto sulla scala degli ammassi di galassie).


Fonte

sabato 6 settembre 2008

Costellazione del Centauro










Il centauro è un costellazione molto bella, e luminosa. La costellazione del centauro è anche famosa per il suo contenuto, infatti ospita la stella più vicina al nostro Sole, alfa Centauri, che è composta da tre stelle. Questa costellazione si trova in una parte molto luminosa della Via lattea.

Fonte

Si tratta di una delle costellazioni più estese del cielo, ed è visibile per intero dall'emisfero sud o alle basse latitudini settentrionali. Dall'Italia è visibile per metà, mentre la parte attraversata dalla Via Lattea è invisibile.

Fonte

giovedì 4 settembre 2008

Proxima Centauri

Proxima Centauri, una nana rossa chiamata anche Alpha Centauri C, parte del sistema stellare di Alpha Centauri, è la stella più vicina alla Terra dopo il Sole. Proxima Centauri si trova a circa 4,23 anni luce dalla Terra (pari a 40.000 miliardi di chilometri), una distanza 270.000 volte maggiore di quella del Sole. Si trova nella costellazione del Centauro.

La sua magnitudine apparente è 11, invisibile ad occhio nudo e non facile anche per i piccoli telescopi. La sua debolezza, per una nana rossa, è normale: queste stelle sono piccole e fredde. Proxima Centauri fu scoperta nel 1915 da Robert Innes, mentre era direttore del Republic Observatory a Johannesburg, in Sudafrica.

Proxima Centauri si trova a solo 13.000 unità astronomiche da Alpha Centauri, una distanza piccola su scala stellare, e potrebbe essere in orbita attorno ad essa, con un periodo dell'ordine dei 500.000 anni o superiore. Per questo motivo, è a volte chiamata Alpha Centauri C. Il legame tra le due stelle non è affatto provato, ma la loro associazione sembra più che una coincidenza, perché si trovano vicine nel cielo, hanno la stessa distanza da noi e lo stesso moto proprio.


Fonte del testo

mercoledì 3 settembre 2008

Alfa Centauri












Alpha Centauri
(α Cen / α Centauri) è la stella più brillante della costellazione del Centauro, nel cielo australe, ed è la quarta stella più brillante del cielo notturno (addirittura la terza, se si considera la luminosità complessiva). È anche il sistema stellare più vicino alla Terra, a 4,3 anni luce di distanza.
La stella si trova sulla Via Lattea australe, ad una declinazione di -60°50', dunque invisibile dall'Italia. Dall'emisfero boreale è visibile a partire dall'Egitto (o dal Texas), fin giù, durante i mesi di aprile-maggio; dalla Nuova Zelanda e dal sud dell'Australia fino a Sidney, si presenta invece circumpolare.
In epoche passate, la precessione degli equinozi aveva portato questa ed altre stelle circostanti a declinazioni inferiori, così che poteva essere osservata, 4000-5000 anni fa, anche dall'Europa centrale. I Greci e i Romani la conoscevano, e veniva considerata come il piede del Centauro: il nome proprio della stella infatti è Rigil Kentaurus (spesso abbreviato in Rigil Kent), e anche se derivato dalla frase araba per "piede del centauro", ricorda sempre la sua "funzione" all'interno della costellazione. In genere attualmente viene chiamata con la sua designazione di Bayer Alpha Centauri. Un altro nome, raramente usato, è Toliman.

Fonte testo e immagini

martedì 2 settembre 2008

Le Galassie

Le galassie sono enormi insiemi di stelle e di gigantesche nubi di gas e polvere. Esse sono i "mattoni" che compongono l'universo, il quale ne contiene miliardi.
Una galassia costituisce anch'essa, in piccolo, un vero e proprio universo a se' stante: e' un sistema autogravitante, che generalmente si evolve separatamente dalle altre galassie.
In realta', spesso due o piu' galassie vicine interagiscono tra loro, si avvicinano deformandosi a causa della reciproca attrazione gravitazionale, o addirittura si scontrano dando luogo a fenomeni molto violenti.


E' solo da pochi decenni che si e' compreso che cosa sono effettivamente le galassie. Quando gli strumenti di osservazione non erano cosi' potenti come quelli di oggi, infatti, esse apparivano come piccole regioni luminose dall'aspetto nebuloso, non risolto, presenti in tutte le direzioni sulla volta celeste. Fino all'inizio degli anni '20 si pensava che queste cosiddette "nebulose spirali" fossero oggetti appartenenti alla nostra galassia, della quale ancora non si conoscevano esattamente le dimensioni.
Nel 1920 si scopri' che le stelle di tipo esplosivo chiamate novae appartenevano in realta' a due categorie: le novae vere e proprie e le supernovae, molto piu' luminose. Questa scoperta fu molto importante, perche' si capi' che una nova osservata nella nebulosa di Andromeda nel 1885 era invece una supernova. Il fatto che fosse apparsa luminosa come le novae della nostra galassia indicava che era molto piu' distante: la nebulosa di Andromeda era quindi esterna alla Via Lattea.
Fu solo nel 1924 che l'astronomo Edwin Hubble, con il telescopio del Monte Wilson, riusci' a risolvere alcune regioni della nebulosa di Andromeda, confermando che si tratta di una galassia vera e propria, esterna alla nostra. Andromeda e' una delle galassie piu' vicine alla Via Lattea: dista da noi "soltanto" due milioni di anni luce.

Le galassie hanno forme, dimensioni e masse molto diverse tra loro. Ci sono galassie giganti, che contengono 10.000 miliardi di stelle, e galassie nane che ne contengono poche centinaia di migliaia. Le galassie spirali hanno diametri medi intorno ai 70 mila anni luce, ma una delle piu' grandi galassie di questo tipo, NGC 1961, ha un diametro di 300 mila anni luce e una massa pari a circa 2000 miliardi di volte quella del Sole.
Tra le galassie ellittiche e' facile trovarne di ancora piu' grandi, con dimensioni di oltre 300 mila anni luce e masse fino a 10mila miliardi di volte la massa del Sole; sempre di questo tipo morfologico fanno parte le galassie nane, che hanno dimensioni di appena 5000 anni luce e masse di solo pochi milioni di volte quella del Sole.

Fonte del testo