domenica 29 aprile 2012

"Avevo conquistato la Luna e mi scappò un whooow!"

Charles Duke è in Italia per celebrare i 40 anni della missione Apollo 16

Antonio Lo Campo
Sono un entusiasta dell’esplorazione spaziale e spero di poter assistere alla ripartenza dell’uomo alla conquista del cosmo. Credo che si debba puntare sia al ritorno alla Luna sia alle spedizioni sugli asteroidi, ma anche a Marte. Certo, il periodo non è favorevole dal punto di vista economico, però siamo già in possesso delle tecnologie necessarie per conquistare altri corpi celesti».

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domenica 22 aprile 2012

Le bizzarre aurore di Urano

Urano è il settimo pianeta del Sistema Solare, dista dal Sole poco più di 19 unità astronomiche (UA), è il terzo per diametro, pari a circa 51.000 km all’equatore, e il quarto per massa. Ha un’orbita quasi circolare, che percorre in 84 anni terrestri, mentre il periodo di rotazione è di 17 ore 14 minuti e 24 secondi. Il suo colore bluastro deriva dall’assorbimento della radiazione rossa dovuto al metano dell’alta atmosfera.
La sua caratteristica più originale è l’orientazione dell’asse di rotazione: quasi giacente sul piano dell’eclittica, quindi Urano rivolge alternativamente i due poli verso i Sole, lo “scambio” avviene ogni 40 anni circa.

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lunedì 16 aprile 2012

L'Europa "by night" vista dall'International Space Station

Gli amanti dello spazio forse lo conoscono già, Andrè Kuipers è un astronauta dell'European Space Agency a bordo dell'International Space Station. Su Twitter, con il nome di @astro_andre, racconta le sue avventure nello spazio e in questa gallery ecco una raccolta di alcune immagini scattate dalla Iss

L'Europa di notte

giovedì 12 aprile 2012

Le stelle si spengono e diventano vento svelato l’ultimo segreto dei corpi celesti

Grazie alla sua composizione chimica, riflette il calore dell’astro morente anziché assorbirlo. Poi vola via generando altra vita. Ecco come il Very Large Telescope montato dagli scienziati sulle Ande cilene ha risolto uno dei misteri dell’universo di ELENA DUSI

 

LA VITA inizia quando una stella muore. Non è infatti come una banale lampadina che un astro si spegne alla fine del suo ciclo. L'agonia di una stella è fatta di rigonfiamenti, cataclismi e di un "vento" che assomiglia a un ultimo respiro.

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Sono proprio queste correnti, tanto intense quanto misteriose agli occhi degli scienziati, a trasportare in ogni angolo dell'universo i minuscoli grani di materia che nel cuore della stella, nel corso di miliardi di anni, si sono formati. Facendo ripartire quel ciclo che dall'aggregazione dei piccoli grani di materia, grazie alla forza di gravità, porterà alla formazione di nuovi pianeti, nuove stelle e almeno in un caso in tutto il cosmo del fenomeno della vita.

Di quali elementi l'ultimo respiro di una stella sia composto e cosa spinga la polvere di stelle nel suo viaggio lungo il cosmo alla velocità di 10 chilometri al secondo, con un'intensità pari a 100 milioni di volte quella del vento solare cui siamo abituati e per un periodo di circa 10mila anni (privando un astro morente di circa metà della sua massa) sono aspetti ancora pieni di misteri. Su cui una parte di luce è appena stata gettata da quello che è forse il più potente telescopio del mondo, il Very Large Telescope, installato a 2.600 metri di altezza nel deserto di Atacama in Cile.

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mercoledì 11 aprile 2012

Orionidi spettacolari tutto merito di Giove

Studio presentato al congresso di Manchester, Gran Bretagna. E' il pianeta ad influenzare con la sua forza di gravità la disposizone della nube di particelle lasciate dalla cometa di Halley rendendo, in certe annate, più numerose le stelle cadenti autunnali.

 


Le stelle cadenti autunnali, chiamate Orionidi, certi anni sono più "esplosive". Il merito è di Giove che, con la sua forza di gravità, influenza la diposizione della nube di particelle lasciate lungo la sua orbita dalla cometa di Halley.

Lo dimostra una simulazione condotta dall'astrofisico Aswin Sekhar, dell'Armagh Observatory, in Gran Bretagna. Il ricercatore, che ha presentato il suo lavoro al congresso di astronomia che si è svolto a Manchester, mostra che le influenze di Giove sull'orbita della cometa di Halley e sui detriti che lascia lungo la sua scia sono responsabili di periodiche esplosioni di attività nelle Orionidi.

La cometa di Halley, spiegano gli esperti, orbita attorno al Sole in media ogni 75-76 anni. Quando il suo nucleo si avvicina al Sole, si riscalda e rilascia gas e polveri che formano la sua coda spettacolare. Questo 'degassamento' lascia una scia di detriti lungo l'orbita della cometa. Quando la Terra attraversa il percorso di Halley, due volte all'anno, le particelle di polvere della cometa bruciano nell'atmosfera terrestre: le stelle cadenti chiamate Orionidi in ottobre e Aquariids in maggio.

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