domenica 31 luglio 2016

Nello spazio c'è uno zoo di pianeti impossibili

Mettono in crisi le teorie sulla formazione planetaria

Pianeti gassosi e bollenti, altri velocissimi, altri ancora simili alla Terra ma in versione extra large e per finire quelli che vanno in retromarcia: esiste uno 'zoo' di pianeti al di fuori del nostro Sistema Solare, talmente strani da sfuggire alla comprensione degli astronomi. A fare il punto sulle teorie che provano a spiegare questa grande varietà di pianeti 'impossibili' è il fisico teorico e giornalista Daniel Clery sul sito di Science. Sin dalla prima scoperta nel 1995 del primo pianeta attorno a una stella simile al nostro Sole si era subito intuito che qualcosa nei modelli di formazione dei pianeti non andava. Bellerofonte, questo il nome del pianeta classificato come 51 Pegasi b, venne scoperto dall'Osservatorio dell'Alta Provenza in Francia ed era chiaro che, nonostante fosse circa la metà di Giove, impiegasse appena 4 giorni per completare un'orbita. Una vera stranezza ritenuta inizialmente come un errore, poi come un'anomalia ma l'arrivo di telescopi più potenti fece capire che 51 Pegasi b non era un'anomalia, piuttosto la normalità. Da allora si è scoperto uno zoo di pianeti strani, addirittura impossibili da spiegare anche a livello teorico. Il problema vero era che alla base di tutti i modelli c'era fino a quel momento quello che sapevamo dallo studio solamente del nostro sistema solare, una struttura davvero 'anormale' rispetto alla media.

domenica 24 luglio 2016

La prima mappa dell'universo oscuro

Ottenuta studiando 1,2 milioni di galassie

Ci sono volute osservazioni su 1,2 milioni di galassie e ben 13 articoli scientifici firmati da centinaia di fisici e astronomi, ma alla fine è stata ottenuta la prima misura dell'energia oscura, l'energia misteriosa che occupa il 75% dell'universo che lo fa espandere costantemente.

Le misure sono il risultato del progetto internazionale Boss (Baryon Oscillation Spectroscopic Survey), condotto nell'ambito del programma Sdss-III (Sloan Digital Sky Survey-III) e gli articoli sono pubblicati sulla rivista Monthly Notices of the Royal Astronomical Society.

"Abbiamo trascorso cinque anni raccogliendo misure di 1,2 milioni di galassie, esplorando un quarto del cielo per ottenere la mappa della struttura dell'universo su un volume di 650 miliardi di anni luce cubi", ha detto uno dei coordinatori della ricerca, Jeremy Tinker, dell'Università di New York. "Questa mappa - ha aggiunto - ci ha permesso di ottenere la migliore misura mai ottenuta del ruolo dell'energia oscura nell'espansione dell'universo"...

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venerdì 15 luglio 2016

Osservata la 'cintura di neve' di una giovane stella

Allargata da un'esplosione, riscrive le teorie sulla nascita dei pianeti

 

La 'vampata' di una giovane stella ha permesso di osservare, per la prima volta in una culla di pianeti, la cosiddetta linea di neve, ovvero il limite oltre il quale ci sono condizioni di temperatura e pressione tali che l'acqua gassosa si trasforma direttamente in ghiaccio, favorendo la nascita di pianeti giganti gassosi. Questa 'cintura di neve', che potrebbe rivoluzionare le teorie sulla formazione dei pianeti, è descritta su Nature dalle immagini immortalate dal telescopio Alma dello European Southern Observatory (Eso) in Cile.

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martedì 12 luglio 2016

La Terra sconvolta da due supernovae

Milioni di anni fa, hanno innescato le ere glaciali

Vita e clima della Terra sconvolti milioni di anni fa da due supernovae che hanno trasformato l'atmosfera e innescato il processo che ha portato alle ere glaciali. Lo indica la ricerca pubblicata su The Astrophysical Journal Letters dal gruppo coordinato dall'università americana del Kansas.

Le due stelle, distanti circa 300 anni luce dalla Terra, sarebbero esplose rispettivamente circa 3 milioni di anni fa e 7,6 milioni di anni fa. Le due esplosioni secondo uno degli autori, l'astrofisico Adrian Melott, dell'università del Kansas, avrebbero prodotto un bagliore di colore blu nel cielo che avrebbe disturbato il sonno degli animali per circa due settimane. Ma l'effetto principale, secondo Melott, sarebbe arrivato dai raggi cosmici prodotti dalle esplosioni, in particolare dall'aumento di 20 volte, rispetto alla norma, del bombardamento da parte dei 'cugini' più pesanti dell'elettrone, i muoni, in grado di penetrare in profondità nelle rocce.

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venerdì 8 luglio 2016

Il primo pianeta con 3 soli

Nel suo cielo 3 albe e 3 tramonti, con luci diverse

Rappresentazione artistica del pianeta con tre stelle HD 131399 (fonte: ESO/L. Calçada)

Se nella saga di Guerre Stellari esiste il pianeta con due soli Tatooine, nella realtà è stato osservato per la prima volta un pianeta che orbita intorno a tre soli, uno dei quali è particolarmente brillante. Si chiama HD 131399Ab ed è un gigante quattro volte più massiccio di Giove. A osservarlo direttamente sono stati gli astronomi guidati da Kevin Wagner, dell'università dell'Arizona, grazie al Very Large Telescope (Vlt) presso lo European Southern Observatory (Eso) in Cile, il cui lavoro è pubblicato sulla rivista Science. 

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lunedì 4 luglio 2016

Danza di pianeti nel cielo di luglio

Lunedì la Terra più distante dal Sole di 2,5 milioni di chilometri

Giove e il suo storico incontro con la sonda Juno della Nasa, mentre Marte e Saturno continuano a giocare con la Luna: i pianeti sono ancora i protagonisti del cielo anche in luglio, rileva l’Unione Astrofili Italiani (Uai), mentre all’inizio del mese la Terra sarà 2,5 milioni di chilometri più lontana dal Sole.
Alle 5,53 del mattino di martedì 5 luglio (ora italiana) è previsto l’arrivo della sonda Juno nell’orbita di Giove: sarà il primo veicolo spaziale a sorvolare i poli del gigante del Sistema Solare e a osservarne la superficie di vicino, come nessuna missione spaziale è mai riuscita a fare finora. Il pianeta, intanto, si è preparato all’evento con una spettacolare aurora polare. Dopo aver dominato per mesi il cielo della sera, il pianeta gigante sta gradualmente diventando più basso sull’orizzonte. D’ora in poi tramonterà sempre prima e ci saranno ancora poche settimane per riuscire ad osservarlo. A fine mese sarà possibile vederlo per circa un’ora. 

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venerdì 1 luglio 2016

Giunone e Giove, appuntamento nello spazio per svelare i segreti del pianeta


Il 4 luglio la sonda della Nasa Juno entrerà nell'orbita dell'astro più grande del Sistema solare. A bordo anche strumenti made in Italy, che potranno studiare l'atmosfera e il nucleo da una distanza ravvicinata mai raggiunta prima: "appena" 4mila chilometri

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