giovedì 23 febbraio 2017

Nasa, la Terra ha sette "sorelle": scoperto un nuovo sistema planetario


E' a 40 anni luce da noi. Il cuore è la stella nana rossa Trappist-1, i pianeti hanno temperatura tra 0 e 100 gradi e quindi c'è la possibilità di acqua allo stato liquido, che li rende di grandissimo interesse per la ricerca di vita nell'Universo


IMMAGINATE un lontano "cugino" del nostro Sistema Solare, popolato da pianeti grandi più o meno come la nostra Terra. Alcuni di questi mondi alieni potrebbero persino ospitare forme di vita, magari così evolute da viaggiare da un pianeta all'altro a bordo di sofisticate navette spaziali. Un'ambientazione che sembra essere uscita dalla penna di Isaac Asimov o di un altro autore di fantascienza. Ma ancora una volta la realtà supera la fantasia, e rende reali anche gli scenari più futuristici. Perché, alieni e navicelle a parte, questo sistema planetario esiste davvero, e si trova a meno di 40 anni luce da noi. Trappist-1, una stella nana rossa nella costellazione dell'Acquario, ha infatti un corteo di ben sette pianeti simili alla Terra. Un risultato attesissimo da giorni  dopo l'annuncio della Nasa di una imminente conferenza stampa sui pianeti extrasolari.

Il punto forse più importante della scoperta è che tre di queste "sette sorelle" della Terra si trovano nella cosiddetta fascia di abitabilità, e potrebbero quindi ospitare acqua allo stato liquido, ingrediente fondamentale per lo sviluppo della vita. Un sistema planetario da record, perché allo stesso tempo ospita il maggior numero di pianeti come la Terra e il maggior numero di pianeti nella zona abitabile. Il risultato, ottenuto da un team internazionale e pubblicato online su Nature, apre così scenari completamente nuovi nella ricerca degli esopianeti e della vita nell'Universo.

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INFOGRAFICA: ECCO I SETTE PIANETI DI TRAPPIST-1



lunedì 13 febbraio 2017

Osservati per la prima volta i buchi neri 'mancanti'

Di taglia media, massa 2.200 volte il Sole

Arriva la prima conferma dell'esistenza dei buchi neri 'mancanti': hanno una massa intermedia fra quelli giganteschi e i piu' piccoli, con una massa di 2,200 volte quella del Sole e sono stati visti solo adesso, dopo essere stati inseguiti a lungo. Li ha descritti sulla rivista Nature il gruppo del Centro di Astrofisica Harvard-Smithsonian guidato da Bulent Kiziltan.
I buchi neri popolano l'universo in grandissimo numero
I primi buchi neri di taglia media mai osservati sono distanti 13.000 anni luce e mettono fine alla lunga controversia che finora divideva la comunita' scientifica. Sebbene siano 'invisibili' sappiamo che i buchi neri popolano l'universo in grandissimo numero, tanto che solo nella nostra galassia potrebbero essercene 100 milioni. Buona parte di questi sono i piu' piccoli, che hanno comunque una massa di poche decine di volte quella del Sole e sono cio' che resta dopo la morte violenta delle grandi stelle; altri, piu' rari, sono invece enormi e si trovano generalmente al centro delle galassie. 

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venerdì 10 febbraio 2017

Appuntamento con l'eclissi e la Luna della neve

Osservazione in diretta con il Virtual teelscope dalle 23:15


Doppio appuntamento con l'eclissi e la Luna della neve, ossia la luna piena di febbraio, chiamata così perché secondo la tradizione in questo mese le nevicate sono più abbondanti. L'eclissi, prevista nella notte fra il 10 e l'11 febbraio, è visibile in Italia e nel resto d'Europa, oltre che in Africa, nella parte orientale nell'America del Nord e del Sud e in quella occidentale dell'Asia. Nuvole permettendo, l'eclissi di penombra si potrà osservare nei dettagli e con il commento dell'astrofisico Gianluca Masi, nella diretta in streaming con il Virtual Telescope in programma dalle 23:25.
E' un'eclissi di penombra, che si verifica quando la Luna passa attraverso il cono di penombra che la Terra proietta nello spazio e che circonda quello d'ombra. E' un fenomeno meno spettacolare della luna rossa, ossia l'eclissi totale che si verifica quando la Luna entra nel cono d'ombra della Terra, ma comunque suggestivo.

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giovedì 9 febbraio 2017

Astronomia: scoperto buco nero di “taglia media”, ha una massa di 2.200 Soli

La sua dimora è il centro dell’ammasso di stelle 47 Tucanae: è qui che il buco nero si è nascosto fino adesso

I famelici buchi neri che popolano l’Universo possono essere molto diversi tra loro, ma tutti quelli conosciuti rientrano sostanzialmente in due categorie.
Ci sono i pesi massimi, buchi neri supermassicci che pesano come milioni o persino miliardi di Soli; e poi ci sono i buchi neri di dimensione ‘stellare’, corrispondenti soltanto a poche masse solari.
Gli astronomi – spiega l’Agenzia Spaziale Italiana – ipotizzano da tempo l’esistenza di buchi neri con massa intermedia, che potrebbe andare indicativamente da 100 a 10.000 Soli. Eppure non era mai stata trovata una prova della presenza di questi black holes di ‘taglia media’.
Fino ad oggi: uno studio appena pubblicato su Nature annuncia la scoperta di un buco nero che rientra esattamente in questa categoria. La nuova ‘famiglia’ è stata chiamata appunto ‘intermediate-mass black hole’ (IMBH), e il peso del primo membro appartenente a questa stirpe ha una massa equivalente a quella di circa 2.200 Soli.

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lunedì 6 febbraio 2017

Curiosity pronto a cercare vita su Marte, ma il trapano non va

Non funziona regolarmente da due mesi

 

Dopo cinque anni di marcia su Marte il rover Curiosity ha appena raggiunto la sua meta e si prepara all'esperimento cruciale in cerca di tracce di vita, ma la delusione è in agguato perché da due mesi il suo trapano fa i capricci e non funziona regolarmente. ''Il trapano risponde a intermittenza, non è completamente morto ma c'è apprensione'', ha detto Ashwin Vasavada, del Jet Propulsion Laboratory della Nasa. Come riporta Science, i problemi vanno avanti dagli inizi di dicembre 2016. Da allora c'è qualcosa che fa da freno (forse piccoli frammenti di roccia) e blocca il meccanismo per estendere la punta del trapano.

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venerdì 3 febbraio 2017

Violente esplosioni nel lato nascosto del Sole

Le ha viste il telescopio spaziale Fermi

Sono state osservate per la prima volta violentissime esplosioni avvenute nel lato nascosto del Sole. Le ha viste il telescopio spaziale Fermi della Nasa, al quale partecipa l'Italia, i cui dati sono stati analizzati sotto la guida di Melissa Pesce-Rollins, dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn) di Pisa, e pubblicati sulla rivista Astrophysical Journal.

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